DECRETO ANTICRISI: NOVITA’ RIGUARDANTI ASSUNZIONI PRECARI NELLA P.A.

Enti pubblici: economie, controlli, Corte dei conti
1. All’articolo 26 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel comma 1 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nel secondo periodo le parole ”31 marzo 2009” sono sostituite dalle seguenti:”31 ottobre 2009”;
b) dopo il secondo periodo è aggiunto il seguente: ”Il predetto termine si intende comunque rispettato con l’approvazione preliminare del Consiglio dei Ministri degli schemi dei regolamenti di riordino.”.
2. All’articolo 2, comma 634, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 le parole ”30 giugno 2009” sono sostituite dalle seguenti : ”31 ottobre 2009” e le parole da ”su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione” fino a ”Ministri interessati” sono sostituite dalle seguenti: ”su proposta del Ministro o dei Ministri interessati, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, il Ministro per la semplificazione normativa, il Ministro per l’attuazione del programma di Governo e il Ministro dell’economia e delle finanze”.
3. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, da adottare entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, a ciascuna amministrazione vigilante sono assegnati, tenuto conto dei rispettivi settori e aree di riferimento, nonché degli effetti derivanti dagli interventi di contenimento della spesa di cui ai successivi commi 5, 6 e 7 del presente articolo, gli obiettivi dei risparmi di spesa da conseguire a decorrere dall’anno 2009, nella misura complessivamente indicata dall’articolo 1, comma 483, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Le amministrazioni vigilanti competenti trasmettono tempestivamente i rispettivi piani di razionalizzazione con indicazione degli enti assoggettati a riordino.
4. Nelle more della definizione degli obiettivi di risparmio di cui al comma 3, il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad accantonare e rendere indisponibile in maniera lineare, una quota delle risorse disponibili delle unità previsionali di base del bilancio dello Stato, individuate ai sensi dell’articolo 60, comma 3, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ai fini dell’invarianza degli effetti sull’indebitamento netto della pubblica amministrazione.
5. Le amministrazioni vigilanti, previa verifica delle economie già conseguite dagli enti ed organismi pubblici vigilati in relazione ai rispettivi provvedimenti di riordino, adottano interventi di contenimento strutturale della spesa dei predetti enti e organismi pubblici, ulteriori rispetto a quelli già previsti a legislazione vigente, idonei a garantire l’integrale conseguimento dei risparmi di cui al comma 3.
6. All’articolo 2, comma 634, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 sono aggiunte le seguenti lettere:
h) la riduzione del numero degli uffici dirigenziali esistenti presso gli enti con corrispondente riduzione degli organici del personale dirigenziale e non dirigenziale ed il contenimento delle spese relative alla logistica ed al funzionamento;
i) la riduzione da parte delle amministrazioni vigilanti del numero dei propri uffici dirigenziali con corrispondente riduzione delle dotazioni organiche del personale dirigenziale e non dirigenziale nonché il contenimento della spesa per la logistica ed il funzionamento.
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7. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, e sino al conseguimento degli obiettivi di contenimento della spesa assegnati a ciascuna amministrazione ai sensi del comma 3, le amministrazioni e gli enti interessati dall’attuazione del presente articolo non possono procedere ad assunzioni di personale a tempo determinato e indeterminato, ivi comprese quelle già autorizzate e quelle previste da disposizioni di carattere speciale. Sono fatte salve le assunzioni dei corpi di polizia, delle forze armate, del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, delle università, degli enti di ricerca del personale di magistratura e del comparto scuola nei limiti consentiti dalla normativa vigente.
8. Entro il 30 novembre 2009 le amministrazioni di cui al comma 3 comunicano, per il tramite dei competenti uffici centrali di bilancio, al Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ed al Dipartimento della Funzione Pubblica le economie conseguite in via strutturale in riferimento alle misure relative agli enti ed organismi pubblici vigilati ed, eventualmente, alle spese relative al proprio apparato organizzativo. Le economie conseguite dagli enti pubblici che non ricevono contributi a carico dello Stato, inclusi nell’elenco ISTAT pubblicato in attuazione del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311, sono rese indisponibili fino a diversa determinazione del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con i Ministri interessati. Ove gli obiettivi di contenimento della spesa assegnati ai sensi del comma 3 non risultino conseguiti o siano stati conseguiti in modo parziale, fermo restando quanto previsto dal comma 7, trova applicazione la clausola di salvaguardia di cui all’articolo 2, comma 641, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
9. In esito alla comunicazione da parte delle amministrazioni delle suddette economie di cui al comma 8, con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, d’intesa con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e i Ministri interessati, è determinata la quota da portare in riduzione degli stati di previsione della spesa, in relazione ai minori risparmi conseguiti in termini di indebitamento netto rispetto agli obiettivi assegnati ai sensi del comma 3, in esito alla conclusione o alla mancata attivazione del processo di riordino, di trasformazione o soppressione e messa in liquidazione degli enti ed organismi pubblici vigilati, previsto dall’art. 2, comma 634, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, come integrato dal presente articolo.”.
10. Nel triennio 2010-2012, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno nonché dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica, per le amministrazioni interessate, previo espletamento della procedura di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono bandire concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato con una riserva di posti, non superiore al 40 per cento dei posti messi a concorso, per il personale non dirigenziale in possesso dei requisiti di cui all’articolo 1, commi 519 e 558, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e dell’articolo 3, comma 90, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
11. Nel triennio 2010-2012, le amministrazioni di cui al comma 10, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno nonché dei vincoli finanziari previsti dalla normativa vigente in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica e previo espletamento della procedura di cui all’articolo 35, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, possono altresì bandire concorsi pubblici per titoli ed esami, finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l’esperienza professionale maturata dal personale di cui al comma 10 del presente articolo nonché del personale di cui all’articolo 3, comma 94, lettera b), della legge 24 dic
embre 2007, n. 244.

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12. Per il triennio 2010-2012, le amministrazioni di cui al comma 10, nel rispetto dei vincoli finanziari previsti in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica, possono assumere, limitatamente alle qualifiche di cui all’articolo 16 della legge 28 febbraio 1987, n. 56, e successive modificazioni, il personale in possesso dei requisiti di anzianità previsti dal comma 10 del presente articolo maturati nelle medesime qualifiche e nella stessa amministrazione. Sono a tal fine predisposte da ciascuna amministrazione apposite graduatorie, previa prova di idoneità ove non già svolta all’atto dell’assunzione. Le predette graduatorie hanno efficacia non oltre il 31 dicembre 2012.
13. Per il triennio 2010-2012 le amministrazioni di cui al comma 10 possono destinare il 40 per cento delle risorse finanziarie disponibili ai sensi dalla normativa vigente in materia di assunzioni ovvero di contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica, per le assunzioni dei vincitori delle procedure concorsuali bandite ai sensi dei commi 10 e 11.
14. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2007, di cui all’articolo 1, commi 523 e 643 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2010 e le relative autorizzazioni possono essere concesse entro il 31 dicembre 2009.
15. Il termine per procedere alle stabilizzazioni di personale relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2007, di cui all’articolo 1, comma 526 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2010 e le relative autorizzazioni possono essere concesse entro il 31 dicembre 2009.
16. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui all’articolo 1, comma 527 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2010 e le relative autorizzazioni possono essere concesse entro il 31 dicembre 2009.
17. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2008, di cui all’articolo 66, commi 3, 5 e 14 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2010 e le relative autorizzazioni possono essere concesse entro il 31 marzo 2010
18. Il termine per procedere alle assunzioni di personale relative alle cessazioni verificatesi nell’anno 2008, di cui all’articolo 66, comma 13 decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2010.
19. Le graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato , relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate successivamente al 1° gennaio 2004, sono prorogate al 31 dicembre 2010.
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Contratti atipici nella PA: Brunetta presenta il ‘Concorso Day’

Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Palazzo Vidoni, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta e il Capo Dipartimento Funzione pubblica Antonio Naddeo hanno presentato ragioni e caratteristiche del ‘Concorso day’. Non è infatti un segreto che le amministrazioni pubbliche abbiano spesso utilizzato i contratti di lavoro atipici per:
– ovviare ai vincoli finanziari posti in materia di assunzioni a tempo indeterminato;
– assumere personale mediante forme di reclutamento semplificate, se non addirittura fondate sull’intuitu personae.

Attraverso un utilizzo improprio delle proroghe e dei rinnovi del contratto di lavoro, anche oltre i limiti temporali previsti dalla normativa vigente in materia, si sono così create forme di precariato che non hanno certo dato un buon apporto all’immagine della PA.
Questo problema poteva essere affrontato con misure di maggior rigore a tutela dell’interesse pubblico e delle regole di buona amministrazione. Il precedente Governo ha ritenuto invece di adottare norme speciali, di dubbia costituzionalità, volte a consentire procedure di assunzione a tempo indeterminato riservate ai possessori di certi requisiti, senza prevedere però le risorse finanziarie per completare i relativi percorsi.

A decorrere dal 1° gennaio 2010 manca, comunque, una prospettiva normativa a fronte di promesse fatte dal precedente Governo.
Il ‘Concorso Day’ vuole proclamare un ritorno ai valori costituzionali, ad una logica del reclutamento fondato sul merito valutato comparativamente mediante procedure che garantiscono imparzialità ed eguaglianza. Esso celebra il senso di responsabilità di questo Governo che si è manifestato con gli interventi previsti nel decreto legge anticrisi, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 26 giugno scorso, in cui è stato affrontato il problema della prospettiva futura dei lavoratori precari con soluzioni ad ampio raggio ma che hanno tutte il medesimo filo conduttore: ripristinare il concorso pubblico.

Per questi lavoratori si profilano procedure concorsuali pubbliche:
– con riserva dei posti (40%) per quelli con contratto a  tempo determinato;
– per titoli ed esami anche per i titolari di co.co.co.;
– assunzione tramite procedure selettive riservate solo per qualifiche per le quali il titolo di studio richiesto è la scuola dell’obbligo

Il decreto legge prevede che il 40% delle risorse dedicate alle assunzioni venga utilizzato per programmare assunzioni per il personale ‘precario’ individuato dalle leggi Prodi. Questo per prevedere anche la giusta copertura finanziaria alla norma di riordino.
Nel decreto legge sono previste misure volte, da un lato a consentire una maggiore flessibilità alle amministrazioni, dall’altro a rendere più responsabile l’utilizzo delle relative tipologie contrattuali. Verranno inoltre effettuati maggiori controlli da parte dei nuclei di valutazione con effetti sulla retribuzione di risultato nei confronti dei dirigenti che hanno commesso irregolarità. Inoltre il Dipartimento della Funzione pubblica realizzerà un monitoraggio costante sul fenomeno, con una relazione annuale al Parlamento.

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IN CONSIGLIO REGIONALE APPROVATA MOZIONE PER STABILIZZAZIONE PRECARI ATENEI TOSCANI

Scuola-Università

Firenze: in Consiglio Regionale approvata una mozione per la stabilizzazione dei lavoratori precari degli atenei toscani. Verdi. ”Ora Università e Regione si attivino per non perdere importanti risorse umane e rispettare i diritti dei lavoratori”

Oggi il Consiglio regionale ha approvato, a maggioranza, una mozione, proposta da Verdi Sd e Gruppo Misto, che invita la Giunta regionale ”ad attivarsi presso il Governo, affinché siano modificati gli indirizzi del decreto con il quale s’interrompe, di fatto, il percorso di stabilizzazione dei lavoratori precari dell’Università. La mozione è stata integrata, riprendendo il testo di un’ulteriore mozione dei Verdi, con l’invito alla Giunta a ”definire con chiarezza che i finanziamenti regionali per la Ricerca e l’Università non potranno che essere vincolati all’innovazione, la trasparenza, il rispetto e l’equità verso chi lavora”.

Nell’illustrare l’atto il capogruppo dei Verdi, Mario Lupi, è così intervenuto: ”Nei tre atenei toscani ci sono 193 unità di personale tecnico amministrativo, con rapporto di lavoro di collaborazione a progetto o a tempo determinato, che hanno anzianità di servizio rilevanti e che sono in possesso dei requisiti per la stabilizzazione, così come previsto dalla Finanziaria 2008”. ”Il loro futuro, però, è messo a rischio dalle recenti disposizioni del governo che prevede che dal prossimo 30 giugno terminino tutti i rapporti di lavoro precario”. ”A rendere più difficile il processo di stabilizzazione c’è anche il caos graduatorie prima pubblicate e poi bloccate a Siena e Pisa, mentre a Firenze è stato sospeso il procedimento di pubblicazione delle graduatorie”.

Mauro Romanelli, portavoce regionale del Sole che ride, è intervenuto plaudendo alle dichiarazioni dell’assessore Eugenio Baronti: ”Siamo contenti dell’impegno della Giunta regionale a legare i piani di risanamento degli atenei alla regolarizzazione del personale precario”. ”La situazione è ancora recuperabile, ma solo fino al 30 Giugno, data dalla quale, in base al Decreto Brunetta, non si potranno più operare stabilizzazioni non realizzate in precedenza: chiediamo quindi ai responsabili dell’Ateneo di Firenze di non porre più tempo in mezzo e di porre fine a quest’assurda vicenda” ”Diciamo con chiarezza che, se a quella data, nulla sarà risolto sarebbe meglio non dare nemmeno un euro ad Atenei che finora hanno, purtroppo, incrementato ulteriori sprechi d’altro tipo e dato vita anche a forma di malgestione di patrimonio immobiliare e dei docenti”.

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LIBRO INCHIESTA:L’UNIVERSITA’ DEI BARONI

Il libro-inchiesta di davide carlucci e antonio castaldo

L’università dei baroni:
ecco come funziona

Un viaggio tra truffe, favori e abusi di potere:
i meccanismi perversi delle fabbriche di cultura

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MILANO – Sconcertante, devastante o umiliante? E’ difficile trovare gli aggettivi giusti per descrivere al meglio lo stato dell’università italiana dopo aver letto Un Paese di Baroni, il libro appena uscito di Davide Carlucci e Antonio Castaldo su «truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’università italiana» (editore Chiarelettere). Non un romanzo, purtroppo. Ma una lunga, dettagliata e approfondita inchiesta con nomi, cognomi, date, pochissime opinioni e tanti fatti.

Un’inchiesta che lascia senza fiato: perché se è vero che tutti sanno (o dicono di sapere) che è prassi comune e diffusa che per avere certe cattedre e varcare certe soglie occorra essere figlio di, amico di o sponsorizzato da, è altrettanto vero che leggere 309 pagine che raccontano di privilegi, concorsi truccati, reti di parentele intrecciate, infiltrazioni mafiose, gerarchie nazionali su chi comanda e dove, criteri gerontocratici di scelta, lobby bianche, rosse e nere, intrecci politici ed economici nella selezione dei docenti fa un effetto devastante. Non solo per i professori, ricercatori e dottori coinvolti nelle inchieste documentate nel libro ma per tutti quelli che pur a conoscenza di un «sistema tanto chiacchierato, e oggetto di generale indignazione fino ad oggi lo hanno accettato. L’importante era non fare i nomi» scrivono i due autori. Ora ci sono anche quelli, nero su bianco. Ma forse anche questo cambierà di poco la questione. Il sistema pare così tanto incancrenito da autoalimentarsi e sopravvivere da solo. Anche se delle crepe cominciano a intaccare il muro di gomma dell’università italiana.

Carlucci e Castaldo (tutti e due giornalisti; il primo a Repubblica, il secondo al Corriere della Sera) raccontano infatti, accanto all’università dei privilegi, anche quella di chi lavora seriamente tutti i giorni e per pochi soldi. E soprattutto riportano le storie e le testimonianze di chi si è ribellato contro i concorsi truccati, contro un «sistema fortissimo basato molto sull’obbedienza e poco sul merito». Citando i sempre più numerosi casi di intercettazioni fai da te di studenti, aspiranti ricercatori o docenti che si sono presentati nell’università dei baroni a colloquio con i prof muniti di registratori portatili per memorizzare «le regole del gioco». Negli ultimi anni proprio queste intercettazioni hanno portato a più di un’inchiesta contro prepotenze e abusi.

Alcuni in Italia si chiedono ancora perché nelle graduatorie sulle migliori università del mondo, i nostri atenei facciano sempre una pessima figura. Inutile chiederselo dopo aver letto questo libro. Peggio: frustrante. Paolo Bertinetti, preside della facoltà di lingue e letteratura a Torino afferma di «non aver mai conosciuto nessuno che sia diventato professore solo in base ai propri meriti». Stefano Podestà, ex ministro dell’Università nel 1996 ha dichiarato: «I rettori italiani? La metà di loro è iscritta alla massoneria». Mentre, dati alla mano, Carlucci e Castaldo scrivono che «i rettori hanno famiglia in 25 delle 59 università statali italiane. Quasi il 50% (il 42,3 per l’esattezza) ha nella medesima università un parente stretto, quasi sempre un altro docente». Più chiara ancora la ricostruzione di un dialogo tra docenti nella deposizione rilasciata all’autorità giudiziaria da Massimo Del Vecchio, professore di matematica a Bari – «Se non vengo io, tu non sarai nominato preside» – «Che cosa vuoi in cambio?» – «Due miei parenti falli entrare…». Carlo Sabba, uno dei professori che si è ribellato al sistema dei concorsi truccati, conclude amaramente: «Se non si spezza questa catena, i giovani saranno a immagine e somiglianza di chi li ha arruolati, e tutto rimarrà uguale».

Il libro-inchiesta di Carlucci e Castaldo vuole essere «un’istantanea sullo stato dell’università italiana e delle èlite che la governano, nel momento di più profonda decadenza della sua storia». Nel volume si ripercorrono le vicende che hanno portato intere dinastie familiari alla conquista di tutte le cattedre disponibili nelle città italiane «calpestando tante volte il merito e eludendo le regole democratiche; con intere bande di cattedratici che si sono spartite il territorio proprio come fa la mafia; raccontando il sistema dei baroni e la fitta trama di scambi tra potere politico e mondo universitario. Il tutto a detrimento di chi crede nelle università e nell’eccellenza dello studio con i centinaia di professori, ricercatori e lettori che nonostante i soprusi e le generali storture di un sistema che non funziona, resistono e lavorano».

I due hanno deciso di dedicare il loro lavoro ai «tanti <ribelli> che in questi ultimi anni hanno denunciato abusi, aperto blog e siti internet contro il malcostume accademico, scrivendo spesso con nomi e cognomi ai quotidiani nazionali e ai tantissimi professori e ricercatori onesti grazie ai quali l’Italia è ai primissimi posti di una speciale classifica di merito stilata dalla rivista Nature nel 2004 calcolata in base alla proporzione tra investimenti ricevuti e qualità delle pubblicazioni delle principali riviste di ricerca internazionale: nonostante i pochi soldi, i concorsi truccati, la corruzione e molto altro i ricercatori italiani ottengono risultati eccezionali. Incredibile ma vero».

Viene solo da chiedersi allora, visto che la degenerazione universitaria è direttamente proporzionale alla cattiva qualità della ricerca, che Paese saremmo se le terribili storture denunciate in questo libro sull’ università non ci fossero. Visto che «da qualche decennio si assiste ad un’autentica degenerazione della logica del privilegio e per un po’chi voleva far carriera si è adeguato, chi non ha trovato spazio ha cercato un’occasione all’estero, altri hanno gettato la spugna e hanno ripiegato sulla professione privata, sull’insegnamento nelle scuole superiori, oppure sono caduti in depressione». Cosa sarebbe l’Italia se tutti quelli che sono andati via o non sono riusciti ad entrare e lo meritavano avessero potuto studiare e fare ricerca nelle università del nostro Paese?

L’inchiesta si fa viva. Viene descritto nei dettagli il ”sistema mafioso” che vige all’interno di alcune università (caso limite a Messina, dove «le indagini hanno mostrato le infiltrazioni mafiose e della ‘ndrangheta» e «la cosca Morabito è penetrata profondamente all’interno della Facoltà di medicina e chirurgia» come scrive il pm Gratteri della dda di Reggio Calabria). Viene raccontato come agisce la massoneria in cattedra («A Bologna ci sono due lobby, massoneria e Cl. Controllano la sanità e la facoltà di Medicina. E’ sempre stato così. E’ uno spaccato inquietante» dice Libero Mancuso, ex magistrato, assessore comunale a Bologna). Viene spiegato il meccanismo della grande truffa dei concorsi («C’è l’assenza di qualsiasi trasparenza nello stabilire chi merita e chi no. Pilotare i concorsi è una pratica assolutamente sicura e quasi indolore. I docenti sanno di partecipare a un teatrino. Il nome di chi deve vincere si conosce in anticipo. Talvolta è davvero la migliore delle scelte possibili. Altre volte decisamente no. Ma la domanda è: se già si conosce il vincitore perché spendere tanti soldi per indire i concorsi?» scrivono Carlucci e Castaldo). Si scende poi nei dettagli della Parentopoli d’Italia (Tre esempi soli tra i tanti? «A Roma il rettore è Luigi Frati, ex preside di facoltà di Medicina dove c’era la moglie, ex professoressa di liceo diventata ordinario, il figlio, chiamato a insegnare sotto la presidenza del padre, e la figlia, laureata in giurisprudenza…A Napoli nelle facoltà di Economia e Commercio della Federico II sono state rintracciate 140 parentele accademiche su un totale di 877 docenti…A Bari a Economia imperversano famiglie come i Massari: otto i docenti con questo cognome, tutti imparentati tra loro»). Si spiegano i meccanismi delle commistioni dei poteri trasversali, poteri politici e interessi economici che determinano assunzioni e vincitori di concorsi. Tutto sempre più spesso inter nos.

Basta leggere cosa dice il Cnvsu, il Comitato di valutazione universitaria: il 90,2% dei docenti vincitori di concorso dal 1999 al 2007 provenivano dallo stesso ateneo che aveva messo a bando la cattedra. Con l’autonomia universitaria del 1999 poi (finanziaria e contabile) si sono moltiplicati i docenti e i corsi di laurea più bizzarri. Gli insegnamenti sono raddoppiati: da 85mila a 171mila. Con una proliferazione che non ha eguali nel mondo: in Italia esistono 24 facoltà di Agraria, in California tre, in Olanda solo una.
Forse è anche per tutto questo che secondo i dati Ocse del settembre 2008 solo il 17% della popolazione italiana tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea (contro la media dei paesi Ocse del 33%) e solo il 45% degli iscritti arriva alla laurea, meno del Cile e del Messico e sotto la media Ocse del 69%? «Continuiamo così – direbbe il Nanni Moretti dell’ormai storica battuta del film ”Bianca” – facciamoci del male».

Iacopo Gori corriere sera.it

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APPROVATA DEFINITIVAMENTE LA RIFORMA UNIVERSITARIA

Via libera definitivo al disegno di legge di conversione del decreto
La riforma universitaria approvata con la fiducia
(Ddl Senato 1197)
Sì alla fiducia dell’Aula della Camera al disegno di legge di conversione del decreto sulle Università. Il testo, approvato in prima lettura dal Senato alla fine dello scorso anno, prevede il blocco delle assunzioni per le università che chiudono i bilanci annuali in rosso e l’esclusione dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008-2009. Non solo: le università che spendono più del 90% dei finanziamenti statali (Fondo di Finanziamento Ordinario) in stipendi non potranno bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. Invece gli atenei che chiudono in pareggio o risparmiano possono procedere ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente, con una quota non inferiore al 60% di nuovi ricercatori. Le università potranno anche procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato o di ricercatore tramite la chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati all’estero o di chiara fama. Per i concorsi, comunque, cambiano le norme e le commissioni che dovranno reclutare docenti sono composte da un ordinario nominato dalla facoltà e da quattro professori sorteggiati sulla base di una lista di 12 docenti, eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore scientifico disciplinare oggetto del bando e la valutazione dei candidati avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale. Per fare carriera e aver diritto a scatti di anzianità, invece, bisognerà dimostrare di aver effettuato ricerca scientifica (con tanto di pubblicazioni certificate da un’apposita Anagrafe nazionale aggiornata con periodicità annuale del ministero). La mancata effettuazione di pubblicazioni comporta la diminuzione della metà dello scatto biennale. Altra innovazione, molto contestata, riguarda la definizione degli ordinamenti didattici delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale. L’articolo 3 quinquies prevede tra l’altro che Accademie di belle arti e conservatori individuino in autonomia gli insegnamenti da attivare.
Il testo è frutto di coordinamento redazionale in attesa del coordinamento formale istituzionale.(08 gennaio 2009)
 
Ddl Senato 1197 – Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2008, n. 180, recante disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca

Articolo 1.

(Disposizioni per il reclutamento nelle università e per gli enti di ricerca)

1. Le università statali che, alla data del 31 dicembre di ciascun anno, hanno superato il limite di cui all’articolo 51, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 21 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, non possono procedere all’indizione di procedure concorsuali e di valutazione comparativa, né all’assunzione di personale. Alle stesse università è data facoltà di completare le assunzioni dei ricercatori vincitori dei concorsi di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 7 settembre 2007, n. 147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176, e all’articolo 4-bis, comma 17, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, e comunque di concorsi espletati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.

1-bis. Per i fini di cui al comma 1, gli effetti dell’articolo 12, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sono ulteriormente differiti al 31 dicembre 2009.

2. Le università di cui al comma 1, sono escluse dalla ripartizione dei fondi relativi agli anni 2008-2009, di cui all’articolo 1, comma 650, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.

3. Il primo periodo del comma 13, dell’articolo 66 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è sostituito dai seguenti: «Per il triennio 2009-2011, le università statali, fermi restando i limiti di cui all’articolo 1, comma 105, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, possono procedere, per ciascun anno, ad assunzioni di personale nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al personale a tempo indeterminato complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. Ciascuna università destina tale somma per una quota non inferiore al 60 per cento all’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato, nonché di contrattisti ai sensi dell’articolo 1, comma 14, della legge 4 novembre 2005, n. 230 e per una quota non superiore al 10 per cento all’assunzione di professori ordinari. Sono fatte salve le assunzioni dei ricercatori per i concorsi di cui all’articolo 1, comma 648, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nei limiti delle risorse residue previste dal predetto articolo 1, comma 650.». Conseguentemente, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, è integrata di euro 24 milioni per l’anno 2009, di euro 71 milioni per l’anno 2010, di euro 118 milioni per l’anno 2011 e di euro 141 milioni a decorrere dall’anno 2012.

4. Per le procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei professori universitari di I e II fascia della prima e della seconda sessione 2008, le commissioni giudicatrici sono composte da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da quattro professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Ove il settore sia costituito da un numero di professori ordinari pari o inferiore al necessario, la lista è costituita da tutti gli appartenenti al settore ed è eventualmente integrata mediante elezione, fino a concorrenza del numero necessario, da appartenenti a settori affini. Nell’ipotesi in cui il numero dei professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare oggetto del bando, integrato dai professori ordinari appartenenti ai settori affini, sia inferiore al triplo del numero dei commissari necessari nella sesssione, si procede direttamente al sorteggio. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare, ove possibile, che almeno due dei commissari sorteggiati appartengano al settore disciplinare oggetto del bando. Ciascun commissario può, ove possibile, partecipare, per ogni fascia e settore, ad una sola commissione per ciascuna sessione.

5. In attesa del riordino delle pr
ocedure di reclutamento dei ricercatori universitari e comunque fino al 31 dicembre 2009, le commissioni per la valutazione comparativa dei candidati di cui all’articolo 2 della legge 3 luglio 1998, n. 210, sono composte da un professore ordinario o da un professore associato nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando e da due professori ordinari sorteggiati in una lista di commissari eletti tra i professori ordinari appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando, in numero triplo rispetto al numero dei commissari complessivamente necessari nella sessione. L’elettorato attivo è costituito dai professori ordinari e straordinari appartenenti al settore oggetto del bando. Sono esclusi dal sorteggio relativo a ciascuna commissione i professori che appartengono all’università che ha richiesto il bando. Il sorteggio è effettuato in modo da assicurare ove possibile che almeno uno dei commissari sorteggiati appartenga al settore disciplinare oggetto del bando. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni di cui al comma 4.

6. In relazione a quanto disposto dai commi 4 e 5, le modalità di svolgimento delle elezioni, ivi comprese ove necessario le suppletive, e del sorteggio sono stabilite con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca avente natura non regolamentare da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Si applicano in quanto compatibili con il presente decreto le disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117.

6-bis. Per sovraintendere allo svolgimento delle operazioni di votazione e di sorteggio di cui ai commi 4 e 5, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca è nominata una commissione a livello nazionale composta da sette professori ordinari designati dal CUN nel proprio seno. Le operazioni di sorteggio sono pubbliche. La commissione, nella prima adunanza, provvede altresì alla certificazione dei meccanismi di sorteggio per la proclamazione degli eletti nelle commissioni dei singoli concorsi.. Per la partecipazione all’attività della Commissione non sono previsti compensi, indennità o rimborsi spese. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica.

7. Nelle procedure di valutazione comparativa per il reclutamento dei ricercatori bandite successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, la valutazione comparativa è effettuata sulla base dei titoli illustrati e discussi davanti alla commissione, e delle pubblicazioni dei candidati, ivi compresa la tesi di dottorato, utilizzando parametri, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentito il Consiglio universitario nazionale.

8. Le disposizioni di cui al comma 5, si applicano, altresì, alle procedure di valutazione comparativa indette prima della data di entrata in vigore del presente decreto, per le quali non si sono ancora svolte, alla medesima data, le votazioni per la costituzione delle commissioni. Fermo restando quanto disposto al primo periodo, le eventuali disposizioni dei bandi già emanati, incompatibili con il presente decreto, si intendono prive di effetto. Sono, altresì, privi di effetto le procedure già avviate per la costituzione delle commissioni di cui ai commi 4 e 5 e gli atti adottati non conformi alle disposizioni del presente decreto.

8-bis. I professori universitari i quali non usufruiscono del periodo di trattenimento in servizio di cui all’articolo 16, comma 1, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, conservano l’elettorato attivo e passivo ai fini della costituzione delle commissioni di valutazione comparativa per posti di professore e ricercatore universitario, e comunque non oltre il 1º novembre successivo al compimento del settantaduesimo anno di età.

8-ter. Per le procedure di valutazione comparativa di cui al comma 4 e per quelle relative al reclutamento dei ricercatori universitari, il cui termine di presentazione delle domande sia scaduto alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ovvero sia ancora aperto alla predetta data, le università possono fissare per una data non successiva al 31 gennaio 2009 un nuovo termine di scadenza della presentazione delle domande di partecipazione. Al fine di assicurare pari condizioni tra i candidati, rimangono invariate le norme del bando riguardanti le caratteristiche ed i termini temporali di possesso dei titoli e delle pubblicazioni allegabili da parte dei candidati

9. All’articolo 74, comma 1, lettera c), del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo le parole: «personale non dirigenziale» sono inserite le seguenti: «, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca,».

 

Art. 1-bis.

(Disposizioni in materia di chiamata diretta e per chiara fama nelle università)

1. Il comma 9 dell’articolo 1 della legge 4 novembre 2005, n. 230, è sostituito dai seguenti:

‘9. Nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato e di ricercatore mediante chiamata diretta di studiosi stabilmente impegnati all’estero in attività di ricerca o insegnamento a livello universitario da almeno un triennio, che ricoprono una posizione accademica equipollente in istituzioni universitarie estere, ovvero che abbiano già svolto per chiamata diretta autorizzata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del programma di rientro dei cervelli un periodo di almeno tre anni di ricerca e di docenza nelle università italiane e conseguito risultati scientifici congrui rispetto al posto per il quale ne viene proposta la chiamata. A tali fini le università formulano specifiche proposte al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina previo parere del Consiglio universitario nazionale. Nell’ambito delle relative disponibilità di bilancio, le università possono altresì procedere alla copertura dei posti di professore ordinario mediante chiamata diretta di studiosi di chiara fama. A tal fine le università formulano specifiche proposte al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca il quale concede o rifiuta il nulla osta alla nomina, previo parere di una commissione, nominata dal Consiglio universitario nazionale, composta da tre professori ordinari appartenenti al settore scientifico-disciplinare in riferimento al quale è proposta la chiamata. Il rettore, con proprio decreto, dispone la nomina determinando la relativa classe di stipendio sulla base della eventuale anzianità di servizio e di valutazioni di merito.

9-bis. Dalle disposizioni di cui al comma 9 non devono derivare nuovi oneri a carico della finanza pubblica.’

Articolo 2.

(Misure per la qualità del sistema universitario)

1. A decorrere dall’anno 2009, al fine di promuovere e sostenere l’incremento qualitativo delle attività delle università statali e di migliorare l’efficacia e l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, una quota non inferiore al 7 per cento del fondo di finanziamento ordinario di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, e del fondo straordinario di cui all’articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con progressivi incrementi negli anni successivi, è ripartita prendendo in considerazione:

a) la qualità dell’offerta formativa e i risultati dei processi formativi;

b) la qualità della ricerca scientifica;

c) la qualità, l’efficacia e l’efficienza de
lle sedi didattiche.

2. Le modalità di ripartizione delle risorse di cui al comma 1 sono definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, avente natura non regolamentare, da adottarsi, in prima attuazione, entro il 31 marzo 2009, sentiti il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca e il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario. In sede di prima applicazione, la ripartizione delle risorse di cui al comma 1 è effettuata senza tener conto del criterio di cui alla lettera c) del medesimo comma

Articolo 3.

(Disposizioni per il diritto allo studio universitario dei capaci e dei meritevoli)

1. Al fine di favorire la mobilità degli studenti garantendo l’esercizio del diritto allo studio, il fondo per il finanziamento dei progetti volti alla realizzazione degli alloggi e residenze di cui alla legge 14 novembre 2000, n. 338, è integrato di 65 milioni di euro per l’anno 2009.

2. Al fine di garantire la concessione agli studenti capaci e meritevoli delle borse di studio, il fondo di intervento integrativo di cui all’articolo 16 della legge 2 dicembre 1991, n. 390, è incrementato per l’anno 2009 di un importo di 135 milioni di euro.

3. Agli interventi di cui ai commi 1 e 2, per 65 milioni di euro relativamente al comma 1 e per 405 milioni di euro relativamente al comma 2, si fa fronte con le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, relative alla programmazione per il periodo 2007-2013, che, a tale scopo, sono prioritariamente assegnate dal CIPE al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’ambito del programma di competenza dello stesso Ministero.

3-bis. All’articolo 3-bis, comma 1, quinto periodo, del decreto-legge 9 maggio 2003, n. 105, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 luglio 2003, n. 170, le parole: ‘due anni’ sono sostituite dalle seguenti: ‘tre anni’.

Art. 3-bis.

(Anagrafe nazionale dei professori ordinari e associati e dei ricercatori)

1. A decorrere dall’anno 2009, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca sono individuati modalità e criteri per la costituzione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, presso il Ministero, di una Anagrafe nazionale nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. L’Anagrafe è aggiornata con periodicità annuale.

Art. 3-ter.

(Valutazione dell’attività di ricerca).

1. Gli scatti biennali di cui agli articoli 36 e 38 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, destinati a maturare a partire dal 1º gennaio 2011, sono disposti previo accertamento da parte della autorità accademica della effettuazione nel biennio precedente di pubblicazioni scientifiche.

2. I criteri identificanti il carattere scientifico delle pubblicazioni sono stabiliti con apposito decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, su proposta del Consiglio universitario nazionale e sentito il Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca.

3. La mancata effettuazione di pubblicazioni scientifiche nel biennio precedente comporta la diminuzione della metà dello scatto biennale.

4. I professori di I e II fascia e i ricercatori che nel precedente triennio non abbiano effettuato pubblicazioni scientifiche individuate secondo i criteri di cui al comma 2 sono esclusi dalla partecipazione alle commissioni di valutazione comparativa per il reclutamento rispettivamente di professori di I e II fascia e di ricercatori.

Art. 3-quater.

(Pubblicità delle attività di ricerca delle università).

1. Con periodicità annuale, in sede di approvazione del conto consuntivo relativo all’esercizio precedente, il rettore presenta al consiglio di amministrazione e al senato accademico un’apposita relazione concernente i risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nonché i finanziamenti ottenuti da soggetti pubblici e privati. La relazione è pubblicata sul sito internet dell’ateneo e trasmessa al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. La mancata pubblicazione e trasmissione sono valutate anche ai fini della attribuzione delle risorse finanziarie a valere sul Fondo di finanziamento ordinario di cui all’articolo 5 della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e sul Fondo straordinario di cui all’articolo 2, comma 428, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

Art. 3-quinquies.

(Definizione degli ordinamenti didattici delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica).

1. Attraverso appositi decreti ministeriali emanati in attuazione dell’articolo 9 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, sono determinati gli obiettivi formativi e i settori artistico-disciplinari entro i quali l’autonomia delle istituzioni individua gli insegnamenti da attivare.

Articolo 4.

(Norma di copertura finanziaria)

1. Agli oneri derivanti dall’articolo 1, comma 3, pari a 24 milioni di euro per l’anno 2009, a 71 milioni di euro per l’anno 2010, e a 141 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, si provvede mediante corrispondente riduzione lineare delle dotazioni finanziarie delle missioni di spesa di ciascun Ministero per gli importi indicati nell’elenco 1 allegato al presente decreto. Dalle predette riduzioni sono escluse le spese indicate nell’articolo 60, comma 2, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nonché quelle connesse all’istruzione ed all’università.

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APPROVATA DEFINITIVAMENTE LA FINANZAIRIA 2009

La Camera dei Deputati nella seduta del 19 dicembre 2008 ha approvato, in terza lettura, la Legge Finanziaria per il 2009 e il Bilancio dello Stato (ddl 1713-b/08 e 1714-b/08).

In soli quattro articoli sono confermati tutti i pesanti tagli nel comparto scuola previsti dal DL 122/08 (ora Legge 133/08).
Viene ulteriormente ridotto il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle Università e quello di alcuni Enti di Ricerca. E’ confermata la povertà e l’assoluta insufficienza delle risorse per il rinnovo di tutti i contratti pubblici.

Nessuna risorsa aggiuntiva per gli ammortizzatori sociali, per il precariato e per la tutela di salari e pensioni.

Si tratta di una Legge finanziaria ‘vecchia’ che non risponde in alcun modo alle reali esigenze del paese in questa fase di crisi economica, sociale e finanziaria.

Roma, 22 dicembre 2008

FONTE. sito flc

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DDL BRUNETTA APPROVATI OGGI IN VIA DEFINITIVA I PRIMI 4 ARTICOLI

L’approvazione a Palazzo Madama, nell’odierna seduta antimeridiana, dei primi quattro articoli del DDL Brunetta (l’Atto Senato 847 ”Disegno di legge recante delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico”) è il risultato di un proficuo lavoro svolto in Commissione Affari Costituzionali e basato su un dialogo costruttivo con i gruppi parlamentari dell’opposizione. La prossima approvazione bipartisan di una riforma istituzionale così importante per il Paese non può quindi non essere motivo di grande soddisfazione. Proprio per meglio comprenderne la portata, si propone di seguito un’analisi dei contenuti di questi primi quattro articoli, tutti approvati con il voto favorevole anche dei gruppi dell’opposizione.

L’articolo 1 definisce i seguenti obiettivi del disegno di legge: convergenza degli assetti regolativi del lavoro pubblico con quelli del lavoro privato, con particolare riferimento al sistema delle relazioni sindacali; miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia delle procedure della contrattazione collettiva; introduzione di sistemi interni ed esterni di valutazione del personale e delle strutture amministrative, finalizzati ad assicurare l’offerta di servizi conformi agli standard internazionali di qualità; valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali; definizione di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici; introduzione di strumenti che assicurino una più efficace organizzazione delle procedure concorsuali su base territoriale. Al riguardo, è stata approvato un emendamento che valorizza il requisito della residenza dei partecipanti ai concorsi pubblici, qualora ciò sia strumentale al migliore svolgimento del servizio. 

L’articolo 2 è stato migliorato nei suoi contenuti recependo le utili proposte avanzate anche dall’opposizione, in particolare prevedendo decreti legislativi attuativi in materia di contrattazione collettiva e integrativa. Esso prevede che verranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro; che saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico; che sarà riformata l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia; che sarà semplificato il procedimento di contrattazione anche attraverso l’eliminazione di quei controlli che non sono strettamente funzionali a verificare la compatibilità dei costi degli accordi collettivi.

L’articolo 3 – concernente la valutazione delle strutture e del personale delle pubbliche amministrazioni – prevede che saranno predisposti preventivamente gli obiettivi che l’amministrazione si pone per ciascun anno e che sarà rilevata, in via consuntiva, quanta parte degli obiettivi è stata effettivamente conseguita, anche con riferimento alle diverse sedi territoriali, assicurandone la pubblicità ai cittadini; che sarà prevista l’organizzazione di confronti pubblici annuali sul funzionamento e sugli obiettivi di miglioramento di ciascuna amministrazione, con la partecipazione di associazioni di consumatori e utenti, organizzazioni sindacali, studiosi e organi di informazione e la diffusione dei relativi contenuti mediante adeguate forme di pubblicità, anche in modalità telematica; che saranno previsti mezzi di tutela giurisdizionale degli interessati nei confronti delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici che si discostano dagli standard qualitativi ed economici fissati o che violano le norme preposte al loro operato (cd. class action); che sarà istituito, nell’ambito del riordino dell’ARAN e in posizione autonoma e indipendente (la nomina dei membri dell’organismo è subordinata al parere favorevole dei due terzi dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti), un organismo centrale di valutazione con il compito di: a) indirizzare, coordinare e sovrintendere all’esercizio indipendente delle funzioni di valutazione; b) garantire la trasparenza dei sistemi di valutazione; c) assicurare la comparabilità e la visibilità degli indici di andamento gestionale, informando annualmente il Ministro per l’attuazione del programma di Governo sull’attività svolta. Sarà infine assicurata la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi resi dalla pubblica amministrazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate da ciascuna pubblica amministrazione.

Infine, l’articolo 4 – concernente le misure finalizzate a favorire e il merito e la premialità – prevede che saranno introdotti nell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni concreti strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva, e che saranno stabilite percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.

 

 

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DECRETO 180 APPROVATE LE MODIFICHE AL SENATO

Il testo del Decreto 180/2008 approvato dal Senato e il nostro commento
04-12-2008 | Sindacato FLC

Pubblichiamo in allegato il testo del Decreto 180/2008 approvato dal Senato nella versione emendata e, di seguito, un’illustrazione e il nostro commento degli emendamenti e del provvedimento. Come ricorderanno i nostri lettori, nel corso dell’audizione alla VII Commissione del Senato la FLC aveva chiesto significativi cambiamenti al decreto e l’inizio di un percorso di confronto ampio sui problemi di università, ricerca ed AFAM.

Roma, 4 dicembre 2008
____________________

Illustrazione e commento agli emendamenti apportati dal Senato al testo del Decreto 180/08.

Art. 1
c. 1: Nell’ambito del divieto di reclutamento per gli Atenei che hanno superato il 90% delle spese di personale, l’emendamento fa salvi, per le stesse Università, i concorsi a ricercatore previsti dalla Finanziaria 2007 e finanziati su base triennale con 20-40-80 milioni di euro, e i concorsi già espletati al momento dell’approvazione del decreto.

Il c. aggiunto 1 bis chiarisce che il costo del personale reclutato di cui sopra non incide sul tetto del 90% per il 2009.

Il c. 3, attraverso un esplicito riferimento alla L. 230 (legge Moratti), ribadisce la volontà/possibilità di assumere ricercatori a tempo determinato, istituzionalizzando la figura e creando una fattispecie che si pone oggettivamente in alternativa al ricercatore a tempo indeterminato.

Gli emendamenti ai commi 3, 4, 5, 6 sono aggiustamenti di forma o modifiche secondarie che non mutano nulla.

Viene inserito un c. 6 bis, che prevede una procedura pubblica di sorteggio delle commissioni di concorso. Il giudizio sul testo, relativamente alle procedure concorsuali, rimane lo stesso, e cioè di sostanziale non influenza sul nodo critico della concorsualità universitaria.

Il c. 7 prevede che i titoli dei candidati ricercatori siano illustrati e discussi davanti alla commissione.

Dopo il c. 8 sono inseriti due commi:
il c. 8 bis prevede che i docenti che non usufruiscono del biennio di trattenimento in servizio volontario al momento del pensionamento conservano l’elettorato attivo e passivo per le commissioni di concorso fino a 72 anni.
Il c. 8 ter stabilisce che le Università possono (non devono) prorogare al 31 gennaio 2009 i termini di presentazione delle domande per i concorsi ad ordinario e associato 2008 e per il reclutamento dei ricercatori.

Dopo l’art. 1 è inserito un 1 bis, che riforma la chiamata diretta di studiosi a) impegnati all’estero in attività di ricerca o insegnamento b) stranieri operanti in Atenei italiani c) di chiara fama. Le procedure sono sostanzialmente le stesse. L’unica modifica rilevante è che sparisce il pur generoso tetto del 10% al numero delle chiamate; teoricamente da domani si possono coprire tutte le posizioni docenti per chiamata.

Art. 2
Al c. 2 i termini per le determinazione delle nuove modalità di ripartizione del FFO da parte del MIUR, che deve attribuire almeno il 7% del Fondo sulla base della qualità conseguita, sono spostati dal 31/12/2008 al 31/03/2009, e conseguentemente per il 2009 non si terrà conto della ”qualità, efficienza ed efficacia delle sedi didattiche”.

Al c. 3 gli emendamenti si riferiscono alla copertura finanziaria dell’articolo e al prolungamento da due a tre anni del mandato dei componenti del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU).

Dopo l’art. 3 sono stati inseriti quattro nuovi articoli:
L’art. 3 bis istituisce l’Anagrafe nazionale dei docenti, contenente l’elenco nominativo delle pubblicazioni, aggiornata su base annuale.
L’art. 3 ter lega la corresponsione degli scatti biennali dei docenti all’effettuazione nel biennio precedente di pubblicazioni scientifiche: in caso di mancata pubblicazione lo scatto si dimezza. La qualifica di ”pubblicazione scientifica” viene definita da decreto del MIUR sentiti gli organi consultivi. A parte che in tutto il mondo l’autorevolezza scientifica è definita dalle comunità di riferimento e non dai decreti ministeriali, i docenti e ricercatori che nel triennio precedente non abbiano pubblicato sono esclusi dalle commissioni di concorso. La norma è palesemente una forzatura che non produrrà alcun beneficio all’attività di ricerca, ma solamente un’impennata del consumo di carta. Si moltiplicheranno le ”pubblicazioni scientifiche” fatte tanto per fare, mentre coloro che sono impegnati in ricerche di più lunga durata saranno costretti ad inventarsi qualcosa per non essere penalizzati dal taglio degli scatti. Un approccio burocratico e non qualitativo al problema della produttività scientifica.
L’art. 3 quater stabilisce che ogni anno il Rettore presenta agli Organi di governo una relazione sui risultati di ricerca, formazione, trasferimento tecnologico e sui finanziamenti ottenuti, relazione che viene resa pubblica sul sito dell’Ateneo. Il mancato adempimento può influire sul finanziamento. Benissimo la pubblicità e la trasparenza, ma è facile prevedere che il sistema universitario italiano si scoprirà improvvisamente molto migliore di quanto sembri, Non è certo con meccanismi di questo genere che si lega il finanziamento alla crescita della qualità.
L’art. 3 quinquies riguarda le Accademie e i Conservatori, e stabilisce che gli obiettivi formativi e i settori artistico-disciplinari entro cui attivare gli insegnamenti sono stabiliti dai decreti del MIUR. La norma appare di non facile comprensione, nelle sue conseguenze, e deriva dal contenzioso pendente davanti al TAR e al Consiglio di Stato sulla legittimità dei regolamenti didattici prodotti dal Ministero.

Complessivamente, il decreto non viene sostanzialmente cambiato dopo il voto del Senato, e resta il giudizio di sostanziale insufficienza da noi dato sul testo in ingresso che, in qualche caso, è addirittura peggiorativo delle norme della L. 133. Il blocco totale del reclutamento per gli Atenei sopra il 90%, infatti, e il correlato allargamento per gli altri dal 20 al 50% del turn-over farà sì che, per effetto dei tagli programmati e non corretti dal D. 180, nel 2010 gran parte delle Università sarà sopra il 90%; e conseguentemente non avrà neppure il 20% di turn-over previsto dalla L. 133.
La versione emendata al Senato salva dal blocco il reclutamento straordinario e i concorsi già espletati, ma contemporaneamente peggiora il testo con l’introduzione, in via operativa, della figura del ricercatore a tempo determinato. C’e da attendersi che gran parte del futuro reclutamento in accesso
avverrà attraverso questa forma, introducendo quindi ulteriori elementi di precarietà in un universo già pulviscolare.

Le norme sulla concorsualità, come già detto, sono una mano di bianco sul muro sporco, una pura verniciatura ad un edificio fatiscente. Non c’è nessuna riforma, solo piccola manutenzione ad una macchina che avrebbe bisogno di essere completamente ridisegnata.

Viene invece modificata la norma per le chiamate dirette e per chiara fama rispetto alla Legge Moratti, che vengono completamente liberalizzate, senza tetti. Vedremo se il MIUR sarà garante del rispetto dell’uso limitato e ponderato di tale facoltà, o se si aprirà anche qui un’altra fonte di abusi. Grave e sbagliata la norma sull’obbligo di pubblicazioni, che certamente non contribuirà ad innalzare il livello della ricerca.

A fronte di un testo davvero povero, e peggiorativo dell’esistente, restano per intero i problemi della L. 133 e della Finanziaria: finanziamento, turn-over, Fondazioni, precariato. Restano per intero le ragioni del contrasto alle politiche di demolizione del sistema universitario pubblico, e le proposte programmatiche alternative che la FLC Cgil ha predisposto.

Roma, 4 dicembre 2008

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RIEPILOGO PRINCIPALI SENTENZE TAR SULLE STABILIZZAZIONI

I Principi affermati dai TAR sulle Stabilizzazioni

Fonte: www.comune.roma.it

Le prime sentenze rese dei TAR in tema di stabilizzazioni, in particolare dalla seconda sezione del Tribunale Amministrativo del Veneto, permettono di trarre dei primi ed importanti principi interpretativi:

1) le PA hanno la possibilità discrezionale di deliberare le stabilizzazioni e non vi è alcun vincolo in questa direzione;

 

2) le norme della legge finanziaria 2007 devono essere ritenute costituzionalmente legittime, in particolare nella preferenza che le amministrazioni possono assegnare alle stabilizzazioni rispetto ad altre forme di assunzione, quali lo scorrimento delle graduatorie;

 

3) appartiene al giudice ordinario la competenza a giudicare sui ricorsi contro gli atti di stabilizzazione.

 

LA SENTENZA 3746/2007 DEL TAR DEL VENETO

Appartiene al giudice ordinario e non a quello amministrativo la competenza ad esaminare i ricorsi contro gli atti adottati dalle amministrazioni pubbliche in tema di stabilizzazioni di personale precario. Alla base di tale scelta vi sono due ordini di considerazioni: siamo dinanzi alla lesione di diritti soggettivi e che nei provvedimenti adottati dalle amministrazioni non vi è spazio per valutazioni discrezionali. Sono questi i principi di maggiore rilievo contenuti nella sentenza n. 3746, depositata il 14 novembre del 2007, della seconda sezione del TAR del Veneto.

I giudici del TAR del Veneto hanno affermato nella loro pronuncia che gli atti adottati in tema di stabilizzazioni, in particolare quelli di esclusione di un soggetto dalla platea dei lavoratori stabilizzazibili, atto contro cui è stato avanzato il ricorso, incidono sulla sfera dei diritti soggettivi. Alla base di tale inclusione nell’ambito dei diritti soggettivi o, meglio, della considerazione che i ‘provvedimenti di inclusione e di esclusione’ dal novero dei soggetti che possono essere stabilizzati non incidono nella sfera degli interessi legittimi, vi è una riflessione di notevole importanza, visto che tradizionalmente la posizione dei partecipanti ai concorsi pubblici è nel nostro ordinamento considerata non come un diritto soggettivo, ma come un interesse legittimo. L’altro importante principio affermato dalla pronuncia è che le singole amministrazioni non hanno spazi, quanto meno in misura apprezzabile, di autonomia discrezionale o che comunque tali spazi sono assai meno ampi di quelli tipici dei concorsi pubblici e dei concorsi interni.

Per i giudici del TAR del Veneto: ‘il procedimento di formazione delle graduatorie per la stabilizzazione del personale precario ai sensi delle richiamate disposizioni normative, infatti, non costituisce una procedura concorsuale in senso proprio, in quanto manca, rispetto agli aspiranti, non solo qualsiasi giudizio comparativo, ma anche qualsivoglia discrezionalità nella valutazione dei titoli di ammissione’.

LA SENTENZA N. 125/2008 DEL TAR DI LECCE

La norma di legge che prevede la possibilità di stabilizzare il personale precario delle Pubbliche Amministrazioni deve essere giudicata costituzionalmente legittima ed è frutto di una ponderazione effettuata in sede politica degli intessi in campo. Il sacrificio che tale scelta può determinare di altre esigenze tutelate dall’ordinamento, come lo scorrimento delle graduatorie, è giustificato. Il corollario di tale pronuncia è che non sembra necessario, come invece affermato dal Ministero dell’Interno e dal Dipartimento della Funzione Pubblica, assimilare le stabilizzazioni alle progressioni verticali ed apporre il vincolo, non previsto dal legislatore, che almeno il 50% delle assunzioni devono essere riservate al concorso pubblico come condizione essenziale per garantire la legittimità costituzionale di tale norma.

La scelta legislativa viene qualificata come ‘di per sé non irragionevole’. Tale conclusione si basa sulla considerazione che ‘è il frutto di una ponderazione fra molteplici interessi, aventi tutti rilevanza costituzionale’. E soprattutto essa non viene giudicata contraria ‘ai principi di cui all’art. 97 della Costituzione’. Riprendiamo esattamente le motivazioni utilizzate: ‘in effetti, la regola del concorso – che il citato art. 97 Cost. indica quale strumento ordinario da utilizzare ai fini dell’accesso al pubblico impiego – non è assoluta e può essere derogata in presenza di situazioni particolari, fra cui non può non essere ricompresa l’esigenza di eliminare o almeno ridurre il fenomeno del c.d. precariato’.

La scelta legislativa della stabilizzazione dei lavoratori precari viene inoltre giudicata, nella sostanza, pienamente aderente ai principi costituzionali. Infatti, i lavoratori interessati alla stabilizzazione, in quanto devono avere maturato una anzianità almeno triennale, ‘sono generalmente già in possesso di adeguata professionalità, il che contribuisce sicuramente al buon andamento della Pubblica Amministrazione’. Ed ancora il legislatore si è preoccupato di garantire comunque il rispetto di procedure concorsuali, visto che i dipendenti da stabilizzare ‘sono stati assunti a seguito del superamento di procedure lato sensu selettive o che, laddove assunti ‘a chiamata’, dovranno comunque essere sottoposti a procedure di tal genere’. Da questa considerazione scaturisce una ulteriore conferma che la stabilizzazione non è ‘in contrasto con la regola costituzionale del concorso pubblico’. Nel caso specifico ne deriva che la scelta di privilegiare le stabilizzazioni, che ‘non è illegittima’ produce conseguenze derogatorie dei principi di carattere generale che sono in contrasto con essa, ‘ivi incluse le disposizioni che prevedono l’ultrattività delle graduatorie concorsuali’.

LA SENTENZA N. 3342/2007 DEL TAR DEL VENETO

La seconda sezione del TAR Veneto, con la sentenza n. 3342/2007, ha stabilito che non vi è alcun obbligo per le amministrazioni pubbliche di stabilizzare un lavoratore precario, anche nel caso in cui questi abbia maturato l’anzianità prevista. Analoghe indicazioni arrivano dalla sezione prima bis del TAR del Lazio nella camera di consiglio del 30 gennaio 2008. Le amministrazioni non sono vincolate, in questo caso, neppure a comunicare l’avvio del relativo procedimento, ragione per la quale in questo caso il TAR non ha ritenuto di dovere affermare che la competenza appartiene al giudice ordinario.

La seconda sezione del TAR del Veneto con le sentenze n. 43/2008 e n. 53/2008 evidenzia la propria incompetenza a giudicare sulle stabilizzazioni.

Si offre in tale ultima pronuncia una definizione in negativo delle stabilizzazioni, facendone discendere anche per questa ragione la incompetenza del TAR: la stabilizzazione ‘non concerne procedimenti concorsuali, ma attiene a modifiche oggettive del rapporto di lavoro già intercorso, in tal modo rientrando nell’ambito della giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria (cfr. T.A.R. Liguria, II sezione, sentenza n. 491/2004)’.

LA SENTENZA N. 107/2008 DEL TAR DELL’EMILIA

Non si può disapplicare una norma della legge regionale che detta le condizioni per la stabilizzazione del personale precario invocando le disposizioni più favorevoli che si ritiene siano contenute nella legge statale. La norma nazionale non è infatti da considerare come sovraordinata rispetto alla legislazione regionale ed è da considerare pacifico che la materia deve essere rimessa alla valutazione autonoma delle singole regioni.

La sente
nza n. 107/2008 della seconda sezione del TAR dell’Emilia ha inoltre rigettato la eccezione di illegittimità costituzionale della legge regionale in quanto non vi sono dubbi sugli ampi margini di discrezionalità riconosciuti alle regioni nella disciplina di questo materia per la propria organizzazione.

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COMMENTO FLC AL PARERE DEL MINISTERO SULLA LIMITAZIONE DEI CONTRATTI FLESSIBILI

2-12-2008 | Fonte sito:flc

Senza il processo di stabilizzazione la normativa sulla limitazione dei contratti flessibili diventa inapplicabile: ne prende atto anche Brunetta.

Dopo l’interpretazione contenuta nel parere al comune di Ancona su cui la nostra organizzazione aveva già espresso delle riserve, essendo chiaramente in contrasto con una precedente direttiva (la n° 3 del 2008), oggi la Funzione Pubblica ritorna sulla spinosa materia dei contratti flessibili.

Infatti, la scelta di bloccare il processo di superamento del precariato non poteva che avere effetti pesanti sulla stessa funzionalità degli uffici. Se non si può stabilizzare né mantenere in servizio i precari è evidente che il problema non è solo dei lavoratori ma anche dell’amministrazione.

Oggi la funzione pubblica inventa l’ennesimo escamotage: il limite dei 3 anni nel quinquennio per (introdotto dal dl 122 che ha modificato per l’ennesima volta il testo dell’articolo 36 D.Lgs 165 2001) opererebbe ”solo nel caso in cui il soggetto sia stato utilizzato con più tipologie contrattuali di tipo flessibile diverse ferma restando per la medesima tipologia di contratto la disciplina sulla durata prevista dalla normativa specifica”. In questo parere si afferma che la norma serve a colpire solo il fenomeno definito patologico della migrazione tra contratti diversi finalizzata a superarne il tetto massimo temporale.
Inoltre, nel medesimo parere si ricorda che la disciplina generale dei contratti a termine (come modificata nel dl 122 all’articolo 21) prevede la possibilità per la contrattazione collettiva di derogare ai limiti di durata previsti dalla legge.

La conseguenza dal nostro punto di vista è chiara sia sui contratti di collaborazione che sui contratti a termine.

I primi non hanno, notoriamente, un limite di durata ma in virtù dell’articolo 7 comma 6 del D.Lgs 165 2001 come modificato dal dl 112 sono vincolati alla natura della prestazione di lavoro riferibile alle funzioni che si svolgono e all’oggetto del contratto.

Lo stesso riferimento al titolo di studio introdotto dalla finanziaria 2008 mitigato dal dl 112 oggi è rimesso in discussione dall’articolo 15 del DL 1441 quater approvato dalla camera in cui si prevede esplicitamente che il requisito della laurea spe******tica non opera oltre che per i casi già previsti (professionisti e maestri artigiani) anche per attività informatica nonché a supporto dell’attività didattica, di ricerca e per i servizi di orientamento
Ciò significa che i contratti di collaborazione dovranno rispettare (come peraltro questa organizzazione aveva già fatto notare) solo le limitazioni previste dalla normativa che li disciplina e il tetto del 35% della spesa del 2004 se sono attivati su fondi interni.

Per quanto riguarda i contratti a termine il CCNL della ricerca già prevede la possibilità che arrivino ad una durata di 5 anni derogando alla disciplina generale mentre per l’università la norma è stata modificata ma nulla vieta deroghe nella contrattazione integrativa in quanto previste (purtroppo) dalla disciplina generale.

Gli assegni di ricerca sono regolati da una normativa propria e non possono essere assimilati ai contratti flessibili così come citati nell’articolo 36.
In più lo stesso parere al comune di Ancona aveva già affermato che un concorso pubblico per un nuovo contratto rappresentava una via d’uscita ai vincoli previsti in quanto non sarebbe possibile vietare a nessuno di partecipare ad una pubblica selezione.

L’esito è chiaro: da una parte si consente alle amministrazioni di continuare a svolgere le loro funzioni istituzionali su cui com’è noto sono impiegati i precari e dall’altro si legittima a vita la condizione di sfruttamento e subalternità.

Roma, 2 dicembre 2008

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